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DIAGNOSTICA DELL’ICTUS IN FASE ACUTA

FASE ACUTA DELL’ARRIVO IN OSPEDALE (DEA)
Dopo aver preso nota dei sintomi il medico esamina il cuore e il sistema nervoso e richiede alcuni esami:

  • Esami di laboratorio
    Hanno lo scopo di verificare che il sangue non sia troppo povero o troppo ricco di globuli rossi, che non vi sia un diabete, o un’insufficienza renale o epatica, che i Sali del sangue (elettroliti) siano in ordine e non sussistano disturbi della coagulazione
  • ECG (fig. 1)
    Viene fatto per controllare che il ritmo cardiaco sia normale, che non si sia verificato un attacco cardiaco (infarto) recente e che non ci siano segni di ipertensione
  • Rx Torace (fig. 2)
    Viene eseguito per valutare le condizioni dei polmoni e del cuore
  • TAC cranica
    Si tratta di una speciale metodica a raggi X che consente di visualizzare l’area del cervello danneggiata. E’ particolarmente utile per distinguere gli ictus da ridotto afflusso di sangue (ischemici) (figg. 3a e 3b) da quelli da rottura di un vaso (emorragici) (fig. 4). In soggetti con ictus ischemici modesti l’esame iniziale può risultare normale (fig. 3a). L’esame si effettua stando sdraiati su un lettino mentre l’apparecchiatura di indagine (scanner) passa sopra la testa. L’esame non comporta di solito iniezioni e dura solo pochi minuti

FASE SUCCESSIVA DEL RICOVERO IN REPARTO SPECIALIZZATO PER LA CURA DELL’ICTUS (STROKE UNIT)
In questa fase gli esami possono essere completati con:

  • RMN (Risonanza Magnetica Nucleare) encefalica
    In alcuni ospedali i medici possono effettuare, al posto o in aggiunta alla TAC, una RMN (figg. 5a, 5b e 6a, 6b, 6c). Questa tecnica utilizza un campo magnetico per studiare il cervello. Essa fornisce immagini estremamente dettagliate e risulta particolarmente utile per indagare la parte posteriore dell’encefalo (cervelletto e tronco cerebrale). Può essere impiegata anche per visualizzare i vasi (angio RM) (fig. 7). L’esame si esegue stando sdraiati su un lettino dentro lo scanner, che ha forma di tubo. Qualcuno trova l’esame piuttosto rumoroso e prova un senso di intrappolamento (claustrofobia). Nuove tecniche RMN (Perfusion e Diffusion Imaging), che danno informazioni sul flusso di sangue e sul livello di attività delle cellule cerebrali (metabolismo), sembrano molto promettenti per lo studio della fase più precoce dell’ictus ischemico
  • Ecodoppler dei vasi del collo
    L’esame consente di rilevare con elevata attendibilità e in modo non invasivo le incrostazioni (placche) (fig. 8), i restringimenti (stenosi) (fig. 9), le occlusioni (fig. 10), i decorsi anomali (fig. 11) delle arterie del collo che portano il sangue al cervello. Questo è spesso utile per decidere la migliore terapia per ridurre il rischio di ictus futuri. Viene effettuato con l’impiego di onde (ultrasuoni) e comporta l’utilizzo di una sonda, che viene appoggiata sul collo con l’interposizione di un gel per assicurare un buon contatto con la pelle. Per le sue caratteristiche l’ecodoppler risulta essere uno degli strumenti più utili per la prevenzione dell’ictus ischemico. Recentemente si ritiene che nella maggior parte dei pazienti con stenosi di carotide l’ecodoppler associato alla angioRM possa sostituire l’angiografia per stabilire l’indicazione all’intervento
  • Doppler e ecocolordoppler transcranico
    Tali esami danno informazioni sui vasi del circolo del Willis (figg. 12a, 12b). Essi consentono di identificare le stenosi e le occlusioni di questi vasi e di valutare le conseguenze delle stenosi e delle occlusioni della carotide nel collo. Consentono, inoltre, di individuare eventuali fenomeni embolici e di monitorare gli effetti della trombolisi
  • Ecocardiogramma
    Se si sospetta un problema cardiaco, come di fronte ad una aritmia o ad un soffio, l’ecocardiogramma risulta utile per ottenere immagini del cuore. Vengono impiegati ultrasuoni e la sonda viene passata sopra il torace con l’interposizione di un gel (ecocardiogramma transtoracico). Anche in assenza di qualunque sintomo cardiaco può essere utile eseguire un ecocardiogramma. Sono i casi particolari di soggetti, colpiti da ictus ischemico, in cui le altre indagini non hanno potuto individuare alcun fattore responsabile della malattia. In questi pazienti la sonda è introdotta nell’esofago, previa anestesia locale, per ottenere informazioni più dettagliate (ecocardiogramma transesofageo). Questa metodica consente di individuare patologie quali la pervietà del forame ovale, l’aneurisma del setto interatriale, le placche mobili in arco aortico, che possono manifestarsi con episodi embolici in assenza di qualunque altro sintomo
  • Angiografia cerebrale
    E’ utilizzata di solito per lo studio delle MAV o la ricerca di aneurismi nell’ictus emorragico. Nell’ictus ischemico è impiegata raramente per confermare un restringimento dei vasi del collo o intracranici (fig. 13). Sotto anestesia locale un tubicino di plastica (catetere) è infilato in un’arteria dell’inguine e fatto risalire fino ai vasi che portano il sangue al cervello. Viene iniettato uno speciale mezzo di contrasto e vengono effettuati diversi radiogrammi. In casi selezionati (occlusione della basilare) nel corso dell’angiografia viene iniettato all’interno dell’arteria oggetto di studio un farmaco in grado di disostruire il vaso (trombolisi intraarteriosa). In alcuni centri vengono utilizzati cateteri dotati di palloncino. Questi ultimi sono gonfiati nel corso dell’esame a livello dei restringimenti vasali, consentendo l’eliminazione o la riduzione delle stenosi arteriose (angioplastica). La metodica, tuttavia, non è prima di pericoli (embolia cerebrale da frantumazione del materiale che restringe il vaso) ed è da considerarsi a tutt’oggi sperimentale
  • SPECT cerebrale con tracciante di flusso (ECD, HM-PAO)
    L’esame fornisce informazioni sulla perfusione cerebrale. Esso si esegue stando sdraiati su un lettino dentro uno scanner, che ha forma di tubo. Prima di iniziare l’esame viene iniettato in vena il tracciante. In condizioni normali quest’ultimo si concentra prevalentemente nella corteccia cerebrale e cerebellare (figg. 14a, 14b). Nei pazienti con ictus ischemico (figg. 14c, 14d) le aree cerebrali che hanno flusso di sangue ridotto risultano riconoscibili perché captano di meno il tracciante. Le alterazioni di perfusione risultano evidenti prima che la TAC evidenzi qualunque alterazione. L’esame può risultare, inoltre, utile nella selezione dei pazienti con stenosi carotidea da sottoporre ad intervento di disostruzione (trombendarterectomia)